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CODICE FASCIA

CODICE FASCIA

DALL’UOMO DI VITRUVIO A HUMAN BODY, QUANDO UN NEOLOGISMO CAMBIA LA PROSPETTIVA DEL CORPO UMANO

 

Sono passati secoli dalla visione medioevale del corpo umano, e anche se le tavole dell’uomo vitruviano rimangono un affascinante punto di partenza anatomico, le moderne ricerche, soprattutto le più nuove quelle dell’ultimo decennio, si sono concentrate su un nuovo modello anatomico, quello della Fascia.

Fascia è un neologismo, un termine nuovo di zecca, un termine che usa chi fa body wok, chi lavora sul corpo, per indicare le parti molli del tessuto connettivo. L’osteopata per esempio, è una figura che lavora sulla Fascia, il fisioterapista, il massaggiatore o l’estetista, ma anche il personal trainer, il body builder, il posturologo o lo psicologo che pratica integrazione posturale.

Tutte le persone che lavorano sul corpo hanno a che fare con la Fascia.

Quindi così come molte professioni la toccano, molte sono le parti che la compongono. Oltre al tessuto connettivo anche i tendini e i legamenti sono strutture fasciali, e queste strutture pervadono il nostro corpo come una rete biancastra e fibrosa, che i professionisti in gergo chiamano Fascia.

Il motivo per cui ha catalizzato così tanta attenzione da parte di un gran numero di figure professionali diverse è perché ci si è resi conto che ha molteplici compiti, e che nessuno poteva fare il proprio lavoro senza incontrarla.

La Fascia ci aiuta a mantenere la posizione eretta, a tenere la forma e la posizione dei nostri organi, a trasmettere forze di trazione meccanica e garantisce, grazie a una matrice gelatinosa il libero scorrere tra muscoli e organi.

Ecco perché la incontra che fa pesi e chi fa il chirurgo.

L’esistenza della Fascia è tutt’altro che nuova, soprattutto nella medicina complementare, quella dove l’uomo è visto come un insieme: l’osteopatia, l’agopuntura e la naturopatia la conoscevano già da secoli.

Ciononostante è stata piuttosto trascurata dalla medicina tradizionale per una buona ragione, perché non poteva essere misurata con esattezza, e ogni cosa che non può essere misurata e replicata non fa parte della scienza, o meglio non del tutto.

La struttura architettonica del tessuto muscolare è simile alla struttura di un’arancia fresca, e il muscolo è circondato da una solida pelle o buccia, esattamente come la polpa della frutta. Anche i singoli fascicoli di fibre muscolari sono tenuti insieme da una membrana propria. Che connette la buccia ai fascicoli, permette lo scambio di acqua e tiene tutto assieme in modo compatto.

Questa analogia ci aiuta a considerare la Fascia come un vero e proprio organo di senso, addirittura il nostro più ricco e importante organo di senso per la percezione corporea e la coordinazione motoria perché questa rete trasmette da dentro a fuori, da sopra a sotto e dal centro alla periferia.

Se ad esempio lascio fluttuare il mio braccio nello spazio senza guardarlo, ne posso percepire lo spostamento e sentire il suo movimento nello spazio fino alla fine. Posso supporre fino a che punto il mio braccio sarà teso in avanti o indietro. Questa percezione di me, la mia propriocezione, viene trasmessa dalla Fascia attraverso i recettori fasciali di tensione e i meccanocettori, recettori sensoriali presenti in tutto il corpo.

La Fascia contiene alcune importanti strutture cellulari per adattarsi alle differenti situazioni di movimento, di carico o di tensione in base alle quali produrrà più rapidamente o più lentamente matrice lubrificante, a seconda delle necessità, ecco perché le ultime ricerche suggeriscono che terapie manuali, come il massaggio miofasciale, lo yoga o il tai chi possono incrementare la produzione di questo liquido lubrificante in pochi minuti aiutando a mantenere elastico il tessuto.

Mentre in mancanza di esercizio fisico spesso si adotta una cattiva postura e le cellule fasciali smettono di produrre il lubrificante gelatinoso. Quando questo accade, i vari strati della Fascia possono incollarsi o indurirsi e questa situazione può causare rigidità articolare e dolore in tutto il sistema muscolo scheletrico perchè le strutture fasciali sono collegate tra loro in una rete simile ad una ragnatela e se la ragnatela si irrigidisce in un punto, l’intera rete deve supportare la zona rigida, compromettendo la funzionalità di tutto il network.

Fascia è un termine anatomico vero e proprio che è stato recentemente trasformato in un neologismo per incorporare diversi significati.

Il suo significato anatomico di base è: agglomerato di strati di tessuto biologico nel corpo, quindi quando si parla di “fascia plantare” si sta veramente parlando della fascia plantare (della struttura muscolare sotto al piede), così come quando si parla di fascia toraco-lombare si sta veramente parlando di fascia-toraco lombare (la parte di schiena tra le scapole e la zona lombare), questa distinzione è importante per capire che cos’è veramente la Fascia.

Infatti era necessario avere una parola che descrivesse l’intera rete, e che desse subito il senso di connessione dato dal fatto che il nostro corpo è veramente tenuto assieme da questa rete.

Se sappiamo che siamo fatti per il 65% circa di acqua, e questo è abbastanza innegabile, ok dipende da quanto siamo magri o da quanti anni abbiamo, ma la domanda che mi sono sempre fatto è “ma se siamo fatti per il 60/65 % di acqua, come fa quest’acqua a non finire ai miei piedi in una pozzanghera?”.

E la risposta è arrivata chiara quando mi sono scontrato con la Fascia ed ho iniziato a studiarla in tutti i modi possibili.

Perché la Fascia, il tessuto biologico del corpo, che assomiglia molto alle buste di plastica del supermercato, organizza quell’acqua, o meglio più che acqua un gel molto acquoso in cellule, organizza quelle cellule in fascicoli e li organizza in un’altra busta di plastica che chiamiamo muscoli. Esattamente come quella della buccia dell’arancia con gli spicchi.

Quindi potremmo dire che la Fascia organizza il nostro corpo in buste di plastica con dentro altre buste di plastica con dentro altre buste di plastica, tutte tenute assieme tra loro e organizzate in un’atra grande busta di plastica che è la pelle. Fantastico no?

Quindi Fascia è il termine che viene usato per descrivere tutta questa grande tela che compone il tessuto molle del corpo e la paternità del termine la dobbiamo a Thomas Myers l’autore del libro Meridiani Miofasciali.

Ma oltre al tessuto connettivo, la Fascia va dritta anche nelle nostre ossa e nelle nostre cartilagini, (che si trovano alla fine delle ossa nelle nostre articolazioni e serve da lubrificante per il movimento), tra le vertebre e che avvolge tutto come una rete da pesca, che assomiglia molto per consistenza al cuoio delle scarpe o delle cinture. In questo modo possiamo contemporaneamente sia tirare un osso, che spingerlo e quello resisterà ad entrambe le forze.

Questo succede di continuo nel nostro corpo, che deve stare “in piedi” ma contemporaneamente anche muoversi, e gestire quindi forze di trazione diverse per resistere alla forza di gravità. Per fare tutti questi movimenti la Fascia trasmette e mantiene il corpo nello spazio.

Anche un tendine fa parte di tutto questo movimento, è quindi evidente che la Fascia è localizzata sia attorno ai muscoli sia dentro ai muscoli, sia intorno agli organi che dentro agli organi, e in mezzo a ogni cosa. Tutto questo grande network olistico di trasmissione di forze e connessione e la nascita di nuove tecnologie per misurarlo, come il bio feedback e la bio impedenza, sono la ragione della rivoluzione delle vecchie teorie e l’introduzione di nuovi modi di pensare il corpo grazie al temine Fascia.

Inizialmente si pensava ai nomi dei singoli muscoli, alla loro inserzione, alla loro origine o a che tipo di movimento avrebbero dovuto fare, ma queste aree non sono realmente separate tra loro, non lavorano da sole. Non esiste realmente nessuna separazione tra i muscoli, siamo stati noi per comodità a separarle con un bisturi, ad avergli dato un nome, un confine, un inizio e una fine.

In realtà nel nostro corpo non esiste nessuna separazione e oggi è la scienza a dirlo. Non esiste nessuna separazione.

Se tagliamo via un muscolo per analizzarlo, lo separiamo da tutte le connessioni che aveva, lo priviamo di tutte le relazioni che il muscolo ha con gli altri sistemi di movimento in un insieme di lavoro.

Ma c’è di più. Diciamo che la postura è il modo in cui il nostro corpo sta nello spazio, ma è anche la nostra attitudine interiore, il nostro carattere, e non è mai la stessa, cambia in base alle emozioni che proviamo. Quindi la postura rappresenta il modo in cui una persona sta vivendo la propria esistenza o un evento o una serie di eventi e lo proietta nello spazio.

Basta guardare la depressione come esempio, il corpo di un depresso non si presenterà di certo come quello di un atleta che ha appena vinto una medaglia alle olimpiadi. Al depresso non fa veramente piacere “essere depresso”, magari non ne parlerà con nessuno, magari non riuscirà nemmeno ad accorgersene, ma di sicuro il suo corpo lo rivela con la postura e l’atteggiamento mentale, giusto?

Quindi la Fascia è coinvolta anche nel processo di trasformazione psicologica di una persona, è la Fascia che va modellata per ottenere cambiamenti nel carattere e nell’atteggiamento di una persona.

Il grande psicologo tedesco Willhelm Reich disse a Freud che nessuna terapia psicologica che non coinvolge il corpo (e quindi la Fascia potremmo dire oggi) porterà mai un reale cambiamento duraturo in una persona.

Magari risolverà momentaneamente il suo problema a livello cognitivo, ma il corpo ne rimarrà tagliato fuori, e con lui tutte le esperienze intrappolate tra i muscoli. Esperienze che condizioneranno fortemente la sua postura imprigionando il suo corpo in un’armatura di cuoio dura e rigida.

TENSEGRITÀ, QUANDO LA GEOMETRIA AIUTA A COMPRENDERE LA STRUTTURA DEL CORPO UMANO

Una struttura di tensegrità è un modello geometrico. La parola combina due parole integrità e tensione, questo significa che la forza deve essere distribuita in modo omogeneo in una struttura, un bilanciamento di forze intrecciate con continuità lungo una struttura tenuta insieme da un equilibrio di tensione e compressione.

Se applichiamo questa visione al corpo umano possiamo immaginare che le ossa fluttuano nello spazio della Fascia annegati in un mare di gel e tenuti assieme da elastici che chiamiamo muscoli o tendini, esattamente come i pezzetti sospesi nella rete di una tensostruttura metallica.

Noi siamo generalmente abituati a vedere strutture in compressione continua, come le case ad esempio, che “stanno su” mettendo un mattone sopra l’altro e così abbiamo pensato che anche il modello anatomico del corpo umano fosse così: una struttura che “sta su” sempre in compressione.

E quindi in base a questo modello pensiamo che la testa sia appoggiata in compressione sul collo, che il collo appoggi sulle spalle, che le spalle appoggino sulla cassa, proprio come se fossimo una pila di mattoncini Lego rigidi fino al pavimento

Ma non è così, le ossa fluttuano all’interno dei tessuti molli, la forza si trasmette attraverso la Fascia, dai piedi alla testa fino alle braccia che penzolano da un enorme cilindro, che è il tronco, che ruota attorno a un asse e che genera movimento.

Quando iniziamo a guardare il corpo in questo modo, iniziamo a vedere tante cose, è come se diventassimo superman per un secondo ed avessimo la super vista.

Si vede, ad esempio, come un problema al collo può esprimersi in una compressione all’anca che genera dolore in un polpaccio, oppure, come un problema a una spalla, possa nascere dall’altra parte del collo o della schiena, insomma, la visione si amplia diventa chiara e omogenea e si comincia a notare come le parti singole siano in realtà in relazione con l’intero.

Il modello geometrico di tensegrità applicato al corpo umano ci aiuta a vedere che se una parte del corpo è in tensione, ad esempio verso l’alto, ci sarà da un’altra parte una tensione o uno squilibrio che andrà a compensare la forza che in quel punto non sarà ben distribuita.

Quindi visto che l’intera struttura pulsa, respira, partecipa, compensa e si adatta, allora il problema potrebbe trovarsi da qualche parte laggiù e non dove effettivamente fa male.

Questa nuova visione ci slega dal vecchio modello “muscoli sulle ossa”, e qui il gioco si fa duro potremmo dire, ma in questo caso è più appropriato dire che il gioco si fa “molle”, perché il protagonista del gioco è la miofascia, il gel-acquoso che sostiene la nostra struttura.

E’ lei che può essere tirata, allungata, accorciata e mentre lo si fa la Fascia rilascia emozioni, scambia elettroliti, trasmette forza e conduce energia elettrica, ma soprattutto connette.

Questo ci porta a pensare a noi stessi in un modo del tutto nuovo e rivoluzionario, un modo di concepire lo spazio-corpo in modo potenzialmente illimitato, perchè aprendo nuovi spazi nel corpo si aprono nuovi spazi nella mente. E’ attraverso la manipolazione che possiamo portare un reale cambiamento e utilizzare il corpo per farlo.

Ma cambiare è davvero necessario?

LA FASCIA COME MODELLO DI CAMBIAMENTO

Cambiare significa evolversi e per evolvere è necessario cambiare. In natura tutto rimane essenzialmente stabile, se ci pensate un attimo, vi accorgete subito che la natura è estremamente abitudinaria, niente in natura cambia o si evolve senza un motivo, un Faggio continuerà a mettere le foglie nello stesso periodo, la Zebra andrà sempre là dove deve andare per trovare il pascolo più verde, il Falco Pellegrino nidificherà sempre nello stesso posto, anzi, sullo stesso albero possibilmente, e la Zanzara pungerà sempre per lo stesso motivo. Allora non è vero che in natura tutto cambia e che per natura le cose cambiano, esatto, se ti guardi in giro per un secondo ti accorgerai che la natura da secoli non cambia, fa sempre le stesse cose, e lo fa per sopravvivere.

Anche l’uomo vorrebbe appellarsi a queste leggi, e molti di noi ci provano, anche con regole molto strette, ma è inevitabile che prima o poi si scontrerà con il cambiamento. Perché per l’uomo è diverso, l’uomo deve cambiare per sopravvivere, deve adattarsi ai cambiamenti che la sua stessa evoluzione gli impone, sembra un paradosso, “cambiare per sopravvivere”, ed è proprio questa difficoltà il punto. In un’epoca dove la velocità di cambiamento delle cose che utilizziamo è superiore alla nostra capacità di adattamento, rischiamo di non riuscire a stare al passo con i tempi, perché i tempi che cambiano così velocemente non permettono alla nostra fisiologia un altrettanto rapido adattamento al cambiamento.

Basta guardarsi un po’ intorno per vedere che le cose sono radicalmente cambiate negli ultimi 20 anni, la tecnologia ha cambiato le abitudini dei nostri consumi, dei nostri acquisti, e il nostro modo di provare emozioni cambia costantemente in base alla nostra capacità di adattarci a questi straordinari cambiamenti. Molti lavori stanno scomparendo perché sono diventati obsoleti, ma dall’altra parte molti nuovi lavori stanno nascendo e a tutto questo noi opponiamo una resistenza pazzesca.

Perché il nostro vecchio modello di lavoro, il nostro schema per sopravvivere, va in mille pezzi come un vetro colpito da un pallone di cuoio calciato da un ragazzo.

Perchè non ostante tutto siamo sempre animali, ci comportiamo da animali e questo ce lo dimentichiamo sempre, perché così come gli animali sono abitudinari e refrattari ai cambiamenti, anche noi lo siamo, e vorremmo che le nostre vecchie certezze ci accompagnassero fino all’ultimo dei nostri giorni come succedeva ai nostri nonni, ma non è più così.

E se tutto cambia alla velocità della luce ma noi siamo programmati per non cambiare perché in fondo sappiamo che cambiare è pericoloso, che può provocare dolore e noi non voglio provarlo, cosa succede?

Succede che da una parte siamo forzati a cambiare ma dall’altra vorremmo restare dove siamo, giusto? Quindi come risultato avremo che per resistere a questo cambiamento struttureremo un’armatura muscolare fatta di tessuto connettivo, una barriera contro i pericoli emotivi ai quali saremo esposti durante questi cambiamenti, una corazza rigida fatta di tendini e muscoli che dovrà proteggerci. Ma non lo farà.

Fare resistenza equivale a fare la stessa fine del riccio che si immobilizza in mezzo alla strada e alza gli aculei per proteggersi dall’auto che gli sta piombando addosso puntando i fari su di lui e che lo colpirà a una velocità che il riccio non può nemmeno immaginarsi come calcolare. Verrà travolto e neanche se ne accorge.

Per noi la differenza non è molta. Algoritmi di cui ignoriamo l’esistenza dominano le nostre vite e noi ci difendiamo strutturando un corpo pieno di muscoli rigidi sperando che ci proteggano, perchè in fondo vogliamo resistere a non cambiare.

Ecco perché il trattamento profondo della Fascia e la liberazione del corpo dall’armatura muscolare diventa fondamentale in questo periodo storico, perché permette il rilascio delle emozioni profonde legate alla paura del cambiamento. Destrutturarsi significa ammorbidirsi, allentare la resistenza che opponiamo per cambiare. Significa imparare ad abbandonarsi per non essere travolti, a fidarsi della vita e imparare a vedere i problemi come opportunità, anche quando il solo guardarli fa venire la nausea, perché se in natura nulla cambia, nella nostra società cambia sempre tutto, da sempre.

Antony Robbins il protagonista della formazione dell’ultimo secolo, usa il termine “fisiology first”, che significa prima la fisiologia, ovvero prima deve cambiare il corpo e poi la mente si adatta al cambiamento, non il contrario. Adattare la mente e il pensiero al cambiamento è un buon allenamento, ma se vuoi fare veramente un cambiamento, allora la fisiologia va per prima.

E’ con il corpo che facciamo l’amore, che mangiamo, che respiriamo, si certo l’abbiamo pensato prima, ma è la mano che si scotta con il fuoco, è il naso che sanguina se prendi un pugno, non il pensiero.

Allora si, cambiare sarà possibile. Cambiare con la Fascia, trattandola e manipolandola per allentare l’armatura che ci siamo costruiti sopra come il riccio per proteggersi dalla velocità dell’auto, allora si entrando a contatto con le nostre più profonde emozioni capiremo chi siamo e sapremo dove andare, perché la Fascia trasmette, trasporta, scambia e connette, connette tutto.

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