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E’ DAVVERO TUTTA COLPA DI FREUD?

E’ DAVVERO TUTTA COLPA DI FREUD?

Ecco come lo psicanalista austriaco ha ingannato tutti, ci ha mostrato una perla che invece era un granchio

Mentre pescava a strascico nel mare della psiche, il giovane Sigmund riempiva il suo cestello a piene mani.

Era il primo a pescare in quelle acque e tutto sembrava brillare.

Nessuno metteva in dubbio la sua abilità e tutto quello che ancora oggi ci ha fatto credere lo diamo per scontato.

Sono passati 100 anni, sono state fatte centinaia di invenzioni, sono state combattute un numero incalcolabile di guerre, la religione vacilla, internet l’ha sostituita alla grande, ma Freud non si tocca.

Non siamo più quelli che eravamo un secolo fa, usiamo macchine tecnologiche, ci vestiamo di plastica, ci parliamo attraverso scatolette luminose, diamo per scontato che volare in grossi tubi rumorosi sia normale.

Ma il pensiero, il pensare, quello no, non si tocca, non si evolve.

Eppure dovrebbe farlo. Molte cose cambierebbero velocemente in noi così come sono cambiate fuori da noi.

Freud aveva preso a prestito i miti dell’antica Grecia per spiegare secondo lui quali erano i disagi degli uomini che vivevano nel suo tempo.

Come era possibile che le tragedie raccontate in forma cantata 2000 anni prima fossero ancora attuali?

Significa forse che in tutti questi millenni siamo rimasti sostanzialmente uguali a noi stessi?

E adesso?

E adesso usiamo i miti greci rivisitati da uno che è vissuto 100 anni fa e continuiamo a studiarli come fossero delle perle, c’è veramente qualcosa che non va.

Non posso pensare che lì fuori nessuno di voi non abbia mai pensato di adattare il proprio pensiero ai tempi che corrono adesso.

Le teorie che andavano bene per uomini di un secolo fa non possono più andare bene per voi che vivete adesso, devono essere modernizzate.

Altrimenti questo significa che la vostra forma mentis è rimasta quella dell’uomo del novecento, se non del paleolitico.

Pensi che la “libido” come l’ha spiegata uno che avrà visto forse 3 donne nude in tutta la sua vita sia ancora attuale al tempo in cui uno come Rocco Siffredi è testimonial in televisione di una marca di patatine?

Se prendiamo ad esempio il complesso di Edipo, teoria abusata da oltre 40 anni da larghe fasce della popolazione impegnate a “educare” masse di studenti, quale pensi che saranno le conseguenze di un pensiero radicato nel profondo, che deriva da una tragedia greca mai messa in discussione?

Ancora oggi ci sono persone che credono che l’olio di fegato di merluzzo dato ai bambini al mattino sia una cosa buona. Ma da dove verrà mai questa convinzione?

Non sto mettendo in discussione la bontà dell’olio di fegato di merluzzo, ma l’origine della convinzione, mi segui?

COMPLESSO DI EDIPO O SINDROME DI LAYO?

E’ stato chiamato “complesso di Edipo” in modo fatalmente abusivo adesso ti spiego perché.

La tragedia racconta che dopo la nascita, il padre Layo abbandona il figlio Edipo nella foresta perché l’oracolo di Delfi, consultato prima della nascita del bambino aveva predetto a Layo che il bambino diventato adulto lo avrebbe ucciso e sposato la madre, la regina Giocasta di Tebe, moglie di Layo e madre di Edipo.

Intuito il pericolo il re abbandonerà il figlio per salvare la sua corona.

E’ qui che nella rete di Freud casca il primo granchio.

Il complesso di Edipo è infatti un concetto originariamente sviluppato nell’ambito della teoria psicoanalitica da Freud, che ispirò anche Carl Gustav Jung, fu lui a descrivere il concetto e a coniare il termine “complesso”, per spiegare la maturazione del bambino attraverso l’identificazione col genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto.

Qui le cose si complicano un pochino, ma detto in modo semplice e chiaro il bambino cercherebbe di uccidere (simbolicamente) il padre per assicurarsi la vicinanza della madre.

Quello che i due analisti non hanno preso in considerazione, vuoi per le limitazioni di pensiero del tempo, vuoi per mancanza di creatività, è la scissione interiore.

LA SCISSIONE INTERIORE È IL VERO RESPONSABILE DELLA SINDROME, LA PRIMA FERITA CHE RICEVIAMO ALLA NASCITA.

La prima relazione tra madre e bambino è di fatti di fondamentale importanza per il comportamento umano e per lo sviluppo armonico del singolo individuo.

Il momento dell’imprinting, il contatto visivo tra madre e bambino è un momento unico e irripetibile, nel quale la relazione tra i due e la qualità di questa interazione in tutto il periodo primale consente uno sviluppo naturale del futuro uomo.

 

carlo gervasi

 La scissione interiore, invece, provocata dal mancato imprinting genera danni inimmaginabili che si ripetono da millenni in un circolo vizioso in tutte le “civiltà avanzate”.

Le esperienze dolorose vengono rimosse dal bambino, ma vivono nel profondo.

Spesso oltre al mancato imprinting segue un accudimento inappropriato basato su credenze, convinzioni e usanze culturali dannose e non sulle reali esigenze del bambino.

Il bambino vive ripetutamente l’esperienza dell’abbandono e ricerca l’appartenenza grazie ad oggetti sostitutivi che gli vengono offerti, con i quali può calmarsi e trovare un po’ di pseudo ben essere.

Una volta diventato adulto questo uomo separato interiormente da sè stesso a causa dell’alterato imprinting con la madre svilupperà gelosia nei confronti di suo figlio per la relazione che il bambino instaurerà con la madre, relazione che ancora una volta lo allontanerà, lo escluderà.

Questo porterà il padre a sviluppare odio verso il bambino che risveglierà inevitabilmente in lui i vecchi sentimenti di abbandono rimossi dalla sua stessa scissione.

Ed ecco che il complesso di Edipo ci parla di un uomo sofferente, che non riesce ad integrarsi nella nuova relazione di amore che viene ad instaurarsi tra la madre e il bambino appena nato.

Questa situazione insostenibile spingerà l’uomo ad allontanare il bambino, a portarlo simbolicamente “nella foresta” e abbandonarlo, per riavere la sua stabile relazione con la donna-madre.

Freud interpreta malamente questo episodio, appoggiando tutta la storia sul bambino, senza minimamente accorgersi o sospettare che il padre è il vero responsabile, un uomo diviso internamente, incapace di amare perché ferito nelle fondamenta.

 

Non è il bambino a odiare il padre per avere la madre tutta per sé, è il padre che non riconosce i propri sentimenti e allontana il suo bambino interiore per non doversi confrontare ancora una volta con il suo senso di abbandono.

Sono passati secoli da quando il mito di Edipo veniva inscenato nei teatri greci, ne sono passati più di 100 da quando Freud ha dato la sua prima interpretazione, ma nonostante tutto, la scissione continua.

Serve un lavoro radicato nel profondo, che ci permetta di fare chiarezza e comprendere le dinamiche che si risvegliano in noi e che ci fanno urlare di dolore.

Serve una presa di coscienza, la tua coscienza, la tua consapevolezza, solo così uno dopo l’altro saremo in grado di mettere al mondo dei figli sani e finalmente vederli crescere in modo sano.

Liberi non di correre nei prati, ma liberi da sé stessi e liberi da noi.

Da dove si comincia?

Dopo aver fatto chiarezza aver compreso queste dinamiche e portate alla luce della consapevolezza è necessario intraprendere un lavoro corporeo che coinvolga l’individuo nella sua interezza.

La psicoterapia moderna non conosce l’uso del corpo, e una psicoterapia che non lo include sarà una psicoterapia parziale, utile a metà, dove le esperienze rimosse saranno solo comprese e verbalizzate, ma non saranno integrate nel corpo, nella fascia e nella postura.

Puoi parlare quanto vuoi di imprinting ma se non lo integri nel corpo saranno sempre e solo chiacchiere, belle e affascinanti quanto vuoi ma solo chiacchiere.

Come ormai sappiamo, la nostra postura è determinata dal nostro carattere e dal modo con cui esprimiamo le nostre emozioni.

La domanda è: “quanto queste emozioni sono state condizionate dagli avvenimenti che abbiamo vissuto nella nostra infanzia?”

La risposta è tanto.

Se vuoi intraprendere un percorso di crescita e conoscere meglio il tuo corpo.

Imparare come intervenire manualmente sulla fascia e sulla postura per aiutare anche gli altri a liberarsi dalle costrizioni posturali e muscolari.

 Vivere una vita più libera, più sana e più autentica, allora non lasciarti scappare il tuo posto al corso di manipolazione che cambierà radicalmente il tuo modo di approcciarti al massaggio.

Da quando appoggerai la mano per la prima volta sul corpo di un altro, dopo aver fatto il corso, non sarai più lo stesso.

Ti si aprirà come in Matrix una nuova dimensione di approccio.

 

gervasi

Manipolare Facile è l’unico corso centrato sull’operatore per farti sfruttare al meglio le tue capacità, sviluppare un sano senso del confine e fluttuare in avanti e indietro in dimensioni sconosciute.

Benvenuto a bordo, qui è il capitano che ti parla.

Allaccia forte le cinture perché quando partirai per questo viaggio non sarai più lo stesso.

Ci vediamo in sala!

Carlo

PS: per avere tutti i dettagli del corso clicca QUI

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