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Ecco come le star del cinema curano la loro immagine ma non la loro postura

Ecco come le star del cinema curano la loro immagine ma non la loro postura

postura-carlo-gervasiOvvero sono figo ma storto!

L’altra sera mi sono imbattuto in un film con l’attore statunitense Jason Statham, l’avete presente no? Quello pelato, male sbarbato e non troppo bello, lui.

Diciamo che non è propriamente il mio tipo di film ma ho continuato a guardarlo attratto dalla strana postura dell’attore, che anche se apparentemente notevole, ben equipaggiato di muscoli, muscolini e muscoloni, con scritto in faccia io non la devo chiedere mai, il nostro Jason presenta alcune caratteristiche patologiche non indifferenti osservabili anche ad occhio nudo.

La prima caratteristica interessante da notare è la postura “in avanti” della testa, evidentemente l’allenamento di pesi, panca e addominali che esegue giornalmente non è fatto correttamente o meglio, non tiene presente della postura del soggetto, il che costringe un pettorale cronicamente contratto a ”trascinarsi” il collo in avanti e verso il basso.

Le spalle sono ruotate in avanti anche loro e sono bloccate del piccolo pettorale che costringe il movimento dei rotatori della cuffia, specialmente il sottoscapolare a un lavoro di range ridotto.

I muscoli addominali, gli obliqui e il dorsale iper sviluppati costringono il corpo a curvare in avanti aumentando lo stretch della zona lombare, poco allenata, poco sviluppata rispetto al resto della struttura.

In questa posizione di riposo l’attore mostra si i suoi muscoli, ma anche le sue debolezze strutturali evidenziate dalla testa “scivolata” molto avanti in linea con un bacino ruotato anch’esso in avanti, a formare un arco che parte dalla sommità della testa e scende giù fino alla fine del gluteo, generando una contrattura della fascia toraco-lombare anteriore, la depressione del pettorale e una eccessiva cifosi della schiena.

Che facciamo, glielo diciamo di tirarsi all’indietro tipo: “dai Jason tirati su che ti viene la gobba!”. Oppure facciamo finta di niente?

Io glielo direi.

Un po’ perché sono cattivo, e un po’ perché penso al suo futuro, non sarà sempre eroico e bello, ma un giorno anche lui si confronterà con l’avanzare dell’età e…

Dai lo sappiamo, non è una novità, invecchiamo tutti, anche loro, o non lo sapevate? Ops vi ho svelato un segreto?

Ok, scherzi a parte, questo ragazzo avrebbe bisogno di una rieducazione motoria per riportare in asse la testa partendo dal bacino, detensionare con manovre specifiche il grande dorsale, e in ultimo potenziare, rendere cosciente e mobile la zona tra le scapole che è evidentemente la terra di nessuno.

Le vertebre dorsali sono cronicamente flesse in avanti in un blocco compatto fatto di romboidi, trapezio, dorsale e muscoli sternali e sono bloccate da una gabbia toracica cronicamente tesa. La respirazione è corta con enfasi sull’inspirazione.

E che ci posso fare?

Non è difficile immaginare che abbia dolori alla zona lombare per l’eccessiva tensione e progressivo indebolimento del quadrato dei lombi e dell’ileo psoas, quindi intervenire in questa zona sarebbe controproducente anche se Jason vi direbbe nel suo italiano con marcato accento del sud della California “mi fa vramente malle”.

E voi dovrete rispondergli con tutta la calma del mondo: “guarda Jason che se continui così farai fatica a trovarti un ingaggio! Ti immagini tra 15 anni come sarai? Pelato, con la panza e con la gobba”. Non è difficile da immaginare.

Ma non è finita, oltre a problemi lombari il nostro uomo avrà sicuramente qualche problema di digestione, infatti lo stomaco potrebbe essere compresso dalla curvatura della schiena e dalle costole limitate dagli addominali iper sviluppati e schiacciato dal diaframma bloccato in inspirazione.

Il che lo porterebbe a svuotarsi con lentezza creando una sensazione di gonfiore dopo i pasti.

Quindi se ti trovi un personaggio così in studio lavora per prime le zone che interessano a te, quelle che ho descritto prima, dopo aver fatto una attenta analisi della postura ed aver fatto le domande giuste al soggetto.

Poi verso la fine fai qualcosa che interessa a lui per accontentarlo anche se sai che non serve, altrimenti se ti concentri troppo sulle zone dolenti fai felice il cliente, ma risolvi poco o niente e magari alla lunga lo perdi, o alla peggio ti picchia.

Ecco perché è essenziale non fermarsi alla prima occhiata ma approfondire il sistema di analisi della postura, perché evita false interpretazioni quando hai di fronte una persona con un fisico eccezionale o mozzafiato.

A mente lucida, analitica e critica devi essere in grado di pensare a quale intervento serve a chi hai di fronte senza dimenticare i 3 punti fondamentali di intervento, che sono:

  • La postura, ovviemende!

  • Il carattere, ma no?

  • Le emozioni, pure!

Ovviamente la postura è la prima cosa da osservare, prima di intervenire con le mani. Ricordati che l’analisi posturale e la valutazione di intervento, unita ad un tot di domande da fare prima di cominciare la seduta è fondamentale. Sapere se il tuo cliente ha avuto incidenti o traumi, se ha problemi digestivi o di ansia, se respira bene o è bloccato, sono tutte informazioni fondamentali che devi acquisire sia con l’osservazione che con la pratica che con le domande, quindi no panic, chiedi!

Il carattere è una cosa da considerare tanto attentamente, ti impedisce di fare errori di valutazione che faresti se solo utilizzassi l’approccio postura. Anche i più bravi prendono in considerazione solo la parte meccanica, biomeccanica e strutturale, che va benissimo, ma non è completa se vogliamo “leggere” il cliente ad un livello più profondo.

Quindi quando inizi una valutazione posturale prendi in esame anche il carattere della persona, è fondamentale!

E per finire, le emozioni, queste sconosciute. Se durante un intervento il tuo cliente ha un rilascio emotivo, non fare come tutti quelli che se ne infischiano e fanno gli gnorri e continuano a massaggiare anche se la persona sta singhiozzando, o peggio ancora sbuffano o alzano gli occhi al cielo.

Devi essere preparato a contenere la persona e ad accompagnarla lungo il suo percorso senza farti travolgere, come farebbe un padre, che non ti lascia mai nella emme ma ti prende per mano e ti accompagna fino al bordo dove puoi ricominciare a respirare, capito mi hai?

Adesso sai cosa fare. Puoi rimanere un “pacioccatore di corpi” fermo alla preistoria della manipolazione, oppure puoi trasformarti in un esperto quasi divino della capacità di manipolare la fascia in modo diverso.

Quindi apprendi l’arte di una minuziosa e dettagliata analisi della postura e delle linee di forza, mettila in relazione con i disturbi alimentari del soggetto, i suoi traumi, le sue ferite e il suo tessuto organico. Cerca di comprendere la natura del suo carattere e il modo che il tuo soggetto ha di esprimere le sue emozioni, e hai un cocktail quasi perfetto per un intervento tagliato su misura.

Se muori dalla voglia di sapere come fare, clicca sul link che hai trovato sulla mail che ti ha inviato la scuola.

Ci vediamo in sala.

Carlo

 

 

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