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TUTTA LA VERITA’ SUGLI SBOCCHI OCCUPAZIONALI DEL NATUROPATA

TUTTA LA VERITA’ SUGLI SBOCCHI OCCUPAZIONALI DEL NATUROPATA

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SCOPRI COME STANNO DAVVERO LE COSE

Di recente ho visto la pubblicità di una nota scuola di Naturopatia che per attirare clienti parla di una cosa che non conosce, e come vi ho detto ormai alla nausea, chi parla di qualcosa che non sa come se la sapesse, mente.

Il super-mega-direttore-galattico della scuola di naturopatia ci dice che secondo lui, e non secondo dati scientifici, ma secondo lui, che è appunto il super-mega-direttore-galattico, in futuro, (espresso in anni) a causa del fatto che, “si sta assistendo, in questi ultimi anni ad una maggiore attenzione ai temi legati all’ambiente (?), al benessere con metodi naturali, ad una maggiore attenzione alla qualità della vita, alla ricerca di un’alimentazione corretta e consapevole”, il naturopata lavorerà di più.

Si prevede, dice il super-mega-direttore-galattico, “che nel futuro (sempre espresso in anni), il rapporto tra domanda e offerta sarà vantaggioso per l’inserimento del naturopata nel mondo del lavoro”.

Bene.

A parte il fatto che i dati in mio possesso, ottenuti dopo un’analisi dell’Audit durata 2 mesi sulle parole maggiormente googolate, cioè cercate sul motore di ricerca Google per quanto riguarda la parola “naturopatia” e tutte le varianti del caso, dicono il contrario.

Tipo, “cerco un naturopata a Spotorno”, “ho mal di testa, cosa dice la naturopatia”, oppure “quanto guadagna un naturopata” (la più bella di tutte!) è emerso che:

1. Più del 60% delle persone che cercano su Google qualcosa legato alla naturopatia, sono persone che cercano informazioni su come diventare naturopati, cercano scuole, corsi eccetera.

2. Il restante 30% circa sono tutte persone curiose che fanno domande su come risponderebbe la naturopatia ai loro problemi, su quanto guadagna un naturopata, su come diventarlo, su quanto costa diventarlo, ma pochi, molto pochi ne cercano uno, e possibilmente sotto casa, perché i naturopati sono tutti uguali e quello che lavora a Brindisi è come quello che lavora a Monza.

Il mostro più grosso che ci troviamo a combattere da questa analisi è l’ignoranza.

Uno studio fatto da Edward Banfield sulla società italiana negli anni 50, diventato un libro classico seppur ovviamente discusso, dal titolo “Le basi morali di una società arretrata” dipinge gli abitanti della penisola come individui “avversi allo spirito di comunità, disposti a cooperare solo in vista di un proprio tornaconto. Che si comportano secondo la seguente regola aurea: massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, e supporre che tutti gli altri agiscano allo stesso modo.

Detto questo è facile spiegare come le parole male usate possano essere indirizzate verso il proprio tornaconto e non verso lo “spirito di comunità”.

Se ci sono 60 persone su 100 che cercano informazioni su come diventare naturopati, vuol dire che ci troviamo davanti al caso in cui ci sono più dottori che malati, più gommisti che automobilisti, ti è chiaro il concetto? O te lo devo dire come mangio?

Le parole del super-mega-direttore-galattico hanno la stessa consistenza delle nuvolette di drago al ristorante cinese, fanno crok sotto i denti.

Ma andiamo avanti.

Che la gente si stia interessando ai temi legati all’ambiente non vedo come possa giovare al naturopata, diciamo che, siccome Peppino ‘o panettiere fa la differenziata, ovvero ha smesso di buttare le cicche delle sigarette insieme agli scarti del pane perché l’ASL gli ha fatto il sedere a strisce (scusate, gli ha fatto la multazza), io che sono un naturopata e lavoro a Torino ho più clienti e faccio più fatturato, mah, sarà vero? A voi l’ardua sentenza…

Invece siccome mia mamma, va spesso alle terme ed è interessata al benessere naturale, ovvero usa il sapone di Aleppo (no, scusate in Siria c’è la guerra!) e ha una maggiore attenzione alla qualità della (SUA) vita (non della vostra), ovvero mangia il pane tibetano (mai capito cos’è!) e beve latte di soia allo zenzero, allora io che sono un naturopata e lavoro a Torino ho più clienti e faccio più fatturato, mah, sarà vero?

Se invece qualcuno, come Nemo è alla ricerca di un’alimentazione consapevole, sempre io che sono un naturopata e lavoro a Torino ho più clienti e faccio più fatturato.

Per questi motivi elencati qui sopra, “il naturopata professionista esperto in discipline bionaturali, beneficia attualmente di prospettive occupazionali molto favorevoli.”

Farmacie, studi medici, stazioni termali, centri benessere sono tutti in fermento per l’arrivo di orde di naturopati preparati, pronti per “essere inseriti nel mondo del lavoro, con benefici e gratificazioni economiche, soddisfacendo nel contempo la forte passione per il mondo del benessere naturale (delle discipline bio-naturali).”

Capito?

Se sei già diplomato corri alla farmacia sotto casa o alla stazione termale più vicina e vedrai che il tuo posto di lavoro è già lì che ti aspetta!

Andato e tornato? Cosa ti ha detto il farmacista? Ti ha accolto a braccia aperte quando gli hai dato il curriculum vitae con su scritto che sei un naturopata professionista appena diplomato in discipline bio-naturali e senza esperienza o ti ha guardato come guardi il cane del vicino quando ti fa pipì sul contenitore dell’umido?

Ok ho capito è la seconda.

Però qualcuno glielo vada a dire al super-mega-direttore-galattico perché forse lui non lo sa, o forse si è dimenticato di quando da giovane andava a suonare i campanelli e cercare lavoro.

Ma io cosa posso fare? Ti chiederai. Bene, ottima domanda.

Innanzitutto studia e diplomati, ma cerca di capire che cosa vuoi fare da grande, cioè se stai facendo questa scuola per “cultura personale” o perché vuoi tirarne fuori un lavoro. Perché nel secondo caso i passi da fare sono diversi e più complessi, soprattutto vanno fatti con chi li sa fare e magari è anche capace di farteli fare.

Poniti obiettivi raggiungibili con scadenze controllabili e obbligati a mantenerti sulla retta via finchè non ti accorgi che stai facendo esattamente quello che ti eri prefissato.

Fai cose facili da fare, ma con costanza, determinazione e cosa ancora più importante, falle come se non ci fosse un domani.

Alla prossima
Carlo Gervasi

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