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VUOI SAPERE QUALI SONO I 6 SPETTRI CHE CONDIZIONANO LA TUA VITA E CHE NON TI FANNO DORMIRE LA NOTTE?

VUOI SAPERE QUALI SONO I 6 SPETTRI CHE CONDIZIONANO LA TUA VITA E CHE NON TI FANNO DORMIRE LA NOTTE?

Scopri  cosa si nasconde nella tua cantina. Scova gli spettri e dagli lo sfratto!

carlo counseling

Alla base degli insuccessi e dei fallimenti personali si annidano sempre i nemici che devi eliminare e che spesso sono la causa che si frappone fra te e l’obiettivo che ti sei prefissato.

Ma a differenza di quello che hai sempre pensato, i nemici non sono fuori ma dentro. Si annidano nello scantinato buio e polveroso dove hai riposto le scatole di cartone ammassate una sull’altra e non riesci a vederli.

Sei abituato da sempre a dare la colpa al fuori, a quello che ti succede, alla sfiga nera, alla crisi, agli altri che non ti capisco e costruendo una marea di scuse ti annodi ai piedi delle catene strette, invisibili e pesanti, come quelle che usano per tenere fermi gli elefanti.

Non è colpa tua, ma non te l’hanno mai insegnato, o meglio spesso ti è stato ripetuto, ma non hai mai capito come farlo perché tutti quelli che te l’hanno detto loro stessi non l’hanno mai fatto e ovviamente nessuno è in grado di dirti come fare.

I nemici che si nascondono nel tuo scantinato umido e buio devono essere sconfitti dalla luce della consapevolezza, quindi assicurati di avere pagato la bolletta e cambiato la lampadina, altrimenti con cavolo che scendi fin là sotto.

La con-sapevolezza è l’aspirapolvere dell’acchiappa spettri, è il coraggio che ti serve per affondare la suola dello scarpone gradino dopo gradino finchè non arrivi in fondo ad accendere l’interruttore che porterà luce nella tua storia personale.

Là sotto troverai pronti ad aspettarti, paura, dubbio, indecisione, noia, mancanza di volontà.

Il tuo sento senso non potrà mai funzionare bene se questi fattori limite occupano o affollano la tua mente.

Perché spesso dove si annida uno di questi, gli altri seguono a ruota, non a caso si dice che “l’indecisione è il germe della paura”.

L’indecisione si cristallizza nel dubbio, la coppia si fonde e assume le sembianze della mancanza di volontà che spesso si manifesta in noia.

Si fondono lentamente assieme paura, indecisione, dubbio, mancanza di volontà e noia, ecco perché sono nemici tanto pericolosi, germinano e crescono senza che se ne noti la presenza. Sono insidiosi.

Prima di dominare un nemico ne devi conoscere il nome, sentire il suo odore, conoscere le sue abitudini, la sua residenza.

Devi scoprire i suoi punti deboli per stanarlo. Se necessario devi seguirlo per giorni, settimane, mesi di paziente osservazione, spesso per accorgerti che lui sei tu.

Inizia ad analizzarti bene e cerca di capire quali dei 6 spettri della paura che elenco qui sotto si sono incastonati nella tua personalità.

• Paura della povertà
• Paura delle critiche
• Paura delle malattie
• Paura di perdere una persona cara
• Paura della vecchiaia
• Paura della morte

Mio nonno mi diceva sempre: “Carlo, nel dubbio accelera!” E aveva ragione, nei miei momenti bui, e credimi ne ho avuti tanti, ho sempre accelerato per venirne fuori.

E’ il consiglio che mi sento di darti mentre cominci ad entrare nel profondo di te stesso, nel dubbio accelera.

E mentre lo fai, cerca di essere obiettivi e non farti ingannare dai raggiri subdoli di questi nemici invisibili che restano nascosti nel sub-conscio, la cantina dove hai buttato tutto a casaccio, per questo diventa un compito arduo eliminarli.

AUTOPSIA AI 6 SPETTRI DELLA PAURA
(ammesso che si possa fare l’autopsia a qualcosa che non puoi toccare)

Tutti noi soffriamo di una o più combinazioni di queste paure, magari alcune ci ossessionano di più e altre meno, ma solo perché alle prime pensiamo più spesso che non alle altre.

Le paure non sono altro che condizioni mentali, dove poniamo la nostra attenzione la mente rimane, rimane, rimane, rimane… E più si radicano e più diventano come le sabbie mobili, tirano giù.

Come dico sempre siamo maggiormente concentrati su quello che ci preoccupa rispetto a quello che vogliamo ottenere o creare per noi o per gli altri, ecco perché diamo agli spettri il potere di risucchiarci il nostro tempo, il nostro pensiero, la nostra felicità.

Finiamo per non vivere per la paura di morire.

Gli stati della mente sono soggetti al nostro controllo, possiamo dominarli, ma non possiamo creare nulla se prima non lo concepiamo sotto forma di impulso intellettuale.

Ogni essere umano può controllare la sua mente, con metodo preciso, studio e lavoro.

Infatti la natura ha concesso all’uomo il controllo assoluto SOLO su un’unica cosa: il pensiero.

Puoi dimostrarmi che hai controllo su qualcos’altro nella tua vita tranne il pensiero?

No, lo so che la risposta è NO. Non ce l’hai, il controllo è un’illusione.

Quindi se tutto quello che creiamo ha inizio sotto forma di pensiero, ci siamo avvicinati al principio per padroneggiare la paura.

PRIMO SPETTRO: La paura della povertà

L’inizio della via che porta alla ricchezza è il desiderio di arricchimento nel senso più ampio, ovvero finanziario, spirituale, mentale e materiale.

Nessuna scusa è valida per scansare questa responsabilità, perché ti chiedo una sola cosa: il controllo dello stato mentale, l’unica cosa di te che puoi controllare.

Lo stato mentale è qualcosa che assumi con il tempo e con il lavoro sulla tua personalità, non lo si puoi acquistare perché non lo vende nessuno. Lo devi fabbricare tu.

La paura della povertà è una condizione della mente, nient’altro, eppure, è sufficiente per distruggere le possibilità di riuscita in qualsiasi impresa.

La paura di rimanere senza soldi è una bestia brutta. Molti anni fa un amico che aveva tentato di fare business in Ucraina quando ancora nessuno sapeva dov’era sulla cartina geografica mi disse che dopo l’ennesimo affare andato male in un paese freddo e lontano, solo e senza il becco di un quattrino, si era immaginato due corvi neri appollaiati su un ramo che lo osservavano tra il vento gelido.

gervasi counselingImmagine terribile, che mi aveva lasciato una grande sensazione di vuoto e di solitudine, infatti rimanere senza soldi:

• Paralizza la facoltà di ragionare
• Contamina l’immaginazione
• Uccide la sicurezza di sé
• Mina alla base l’entusiasmo
• Scoraggia le iniziative
• Conduce all’indecisione
• Incoraggia l’abitudine a rinviare
• Toglie fascino al carattere personale
• Elimina la possibilità di riflettere con cura
• Non facilita la concentrazione degli sforzi
• Affievolisce la tenacia
• Annulla la forza di volontà
• Distrugge le ambizioni
• Offusca la memoria e attira i fallimenti
• Attenua l’amore e uccide i sentimenti più delicati
• Scoraggia le amicizie e prepara le disgrazie sotto ogni forma
• Favorisce l’insonnia, la tristezza e l’infelicità

Tutto questo lo fa nonostante viviamo in un mondo di abbondanza di ogni cosa che si possa desiderare, senza ostacoli sul cammino della realizzazione, tranne la mancanza di un obiettivo preciso e la strategia giusta per raggiungerlo.

La paura della povertà è senza dubbio la più distruttiva.

COME PUOI RICONOSCERLA IN TE
Primo indizio: L’indifferenza. Di solito si esprime nella mancanza di ambizioni, nella disponibilità a sopportare l’indigenza, nell’accettazione di ciò che offre la vita senza protestare, nella pigrizia mentale e fisica, nella mancanza di iniziativa, di immaginazione, di entusiasmo e di autocontrollo.

Secondo indizio: L’indecisione. L’abitudine di permettere che siano sempre gli altri a decidere per te. Il “falso” farsi andare bene tutto.

Terzo indizio: Il dubbio. Si esprime generalmente con alibi e pretesti per negare, giustificare o scusare i propri insuccessi; altre volte assume la forma dell’invidia per quelli che hanno successo, o della critica feroce nei loro confronti perché non hai il coraggio di fare come loro.

Quarto indizio: La preoccupazione. Di solito si manifesta nel dare la colpa agli altri di quello che ti succede, nello spendere più soldi di quanto ne guadagni e poi piangere perché non arrivi a fine mese, nel trascurare il tuo aspetto personale. Nell’essere corrucciati e diffidenti, nel nervosismo, nella mancanza di equilibrio e consapevolezza di sé.

Quinto indizio: L’eccessiva cautela e il pessimismo cosmico. L’abitudine di cercare il lato negativo in ogni situazione, l’immaginare e il parlare dei possibili fallimenti invece di concentrarsi sui mezzi per riuscire a portare a termine le imprese. Conoscere tutte le strade che portano alla disgrazia, senza mai progettare piani per evitarla. Aspettare il “tempo giusto” per iniziare ad agire e a realizzare i progetti finché l’attesa diventa un’abitudine. Ricordare chi ha fallito e dimenticare chi ha avuto successo.

Vedere il difetto e trascurare il pregio di una cosa. L’abitudine di rimandare a domani quello che si sarebbe dovuto fare l’anno scorso.

Perdere tempo a trovare scuse per non aver fatto il lavoro.

Questo sintomo è connesso con la cautela eccessiva, col dubbio e le preoccupazioni.

Il rifiuto di accettare le responsabilità ogni volta che sia possibile.

Fare compromessi con le difficoltà, anziché usarle come pietra miliare per il miglioramento. Pensare a cosa fare solo dopo aver fallito, invece di tagliare tutti i ponti e rendere impossibile il tornare sui propri passi.

Quante persone conosci che si comportano così? O sei tu stesso a farlo?

Io “fortunatamente” ne conosco pochissime perchè ho il vizio di accompagnarmi solo con persone che hanno avuto il coraggio di andare giù in cantina ad accendere la maledetta luce.

SECONDO SPETTRO: La paura delle critiche

La paura delle critiche mortifica lo spirito di iniziativa, soffoca la fantasia, limita l’individualità, distrugge la fiducia di sé e danneggia l’autostima in mille altri modi che potrei stare qui fino a domani ad elencarli tutti.

I genitori feriscono spesso i figli rimproverandoli aspramente, quante volte ti sei sentito ferito da tuo padre o da tua madre per qualcosa che hai fatto e che magari pensavi fosse giusta?

Ho imparato molto da mio figlio a riguardo, osservandolo ho visto dove avrei potuto ferirlo e osservando la mia reazione ho capito dove ero stato ferito io.

Questo enorme e doloroso lavoro mi ha illuminato i primi gradini della cantina subito dopo aver varcato la porta e osservato l’abisso nero che mi aspettava e là, nel buio qualcosa si muoveva, si contorceva come un gomitolo di serpenti fatti di critiche, di giudizio, di disapprovazione, tutti attorcigliati assieme, così stretti da far fatica a riconoscerli uno dall’altro.

Infatti il giudizio e la disapprovazione sono la forma di critica di cui non sentiamo mai la mancanza.

Ognuno di noi ne ha una riserva che gli viene rimpinguata continuamente, come il bicchiere di vodka al tavolo di un russo, non si svuota mai anche se non la chiede.

E i peggiori sono proprio i parenti, i grandi criticoni.

Non a caso il mio amico Alejandro Jodorowsky dice che la famiglia è un grande tesoro ma anche una fottuta trappola mortale

Bisognerebbe inserire nel codice penale questo crimine come offesa della peggior natura, specie quando un genitore instilla un complesso di inferiorità nei figli sgridandoli senza motivo.

I datori di lavoro che conoscono la natura umana motivano i dipendenti non con le critiche, ma con suggerimenti costruttivi. Lo stesso vale per i genitori coi figli. Le critiche radicano la paura e il risentimento nel cuore dell’uomo, non favoriranno mai l’amore e l’affetto.

COME PUOI RICONOSCERLA IN TE:
Primo indizio: L’imbarazzo. Di solito si esprime attraverso il nervosismo, la timidezza nel parlare con gli altri e nel fare amicizia con gli sconosciuti, il gesticolare sgraziato delle mani e l’incapacità di guardare l’altro negli occhi.

Secondo indizio: Mancanza di calma ed equilibrio. Incapacità di controllare la voce, nervosismo davanti agli altri, cattiva postura e cattivo atteggiamento del corpo, scarsa memoria.

Terzo indizio: Personalità. Mancanza di fermezza e capacità di decidere, mancanza di fascino e magnetismo personale, incapacità di esprimere le opinioni con sicurezza. Abitudine di schivare i problemi, invece di affrontarli e risolverli. Essere sempre d’accordo con gli altri pur di non esprimere la propria opinione.

Quarto indizio: Complesso di inferiorità. Darsi importanza con parole e azioni (oltre che essere dannoso) nasconde un senso di inferiorità. Usare “parole grosse” per impressionare gli altri, spesso senza nemmeno sapere il significato dei termini usati. Imitare gli altri nei discorsi, nelle maniere e nell’abbigliamento. Vantarsi di successi immaginari.

Quinto indizio: Sperperare denaro inutilmente. Abitudine di adeguarsi ai costumi dei “vicini”, magari spendendo più di quanto ci si possa permettere.

Sesto indizio: Mancanza di iniziativa. Incapacità di cogliere le occasioni per migliorare, paura di esprimere le proprie opinioni, sfiducia nelle proprie idee, replicare in modo evasivo alle richieste dei superiori, esitazioni nei discorsi e nei comportamenti, parole e azioni tese a ingannare.

Settimo indizio: Scarsa ambizione. Pigrizia mentale e fisica, incapacità di farsi valere, lentezza nel prendere le decisioni, influenzabilità; abitudine di criticare gli altri alle loro spalle e di lusingarli a tu per tu, accettare le sconfitte senza protestare, rinunciare a un’impresa se gli altri si oppongono.

Come vedi è un fardello non da poco, e siamo solo al secondo gradino della scala a chiocciola che porta in cantina…

TERZO SPETTRO: La paura delle malattie

È stato dimostrato che la paura di stare male, perfino quando non c’è motivo, produce in molti casi i sintomi della patologia temuta.

Non è che dobbiamo nasconderci dietro a un dito, quante volte peggiora un mal di pancia per non andare al lavoro o a scuola?

La mente umana è davvero potente! Può creare o distruggere.

Sfruttando e aumentando la percezione di questo diffusissimo timore, i venditori di farmaci brevettati si sono arricchiti come nababbi nell’ultimo secolo.

Sono passati dal vendere fango miracoloso e veleno di serpente agli zoticoni nei villaggi di campagna a vendere antibiotici e vaccini dagli Yatch ormeggiati a Dubai.

I migliori medici mandano i pazienti alle cure termali o consigliano loro di prendersi una vacanza in climi più favorevoli per facilitare il necessario cambiamento di disposizione mentale.

Le paure, le preoccupazioni, la malinconia, le delusioni d’amore e d’affari facilitano l’ulteriore proliferazione di tale germe.

Le delusioni d’amore e d’affari sono in cima alla lista dei motivi che ci fanno ammalare.

COME PUOI RICONOSCERLA IN TE:
Primo indizio: L’autosuggestione. L’abitudine di usare l’autosuggestione negativa per cercare i sintomi di ogni tipo di patologia, aspettandosi di trovarli. Altri sono “contenti” di avere malattie immaginarie e ne parlano come se fossero reali. Questi sono talmente tanti che faccio prima a fare una lista:
• La tendenza a provare tutti i farmaci alla “moda” e le terapie alternative raccomandate dagli “amici” come se fossero di attestata efficacia.
• Dilungarsi con gli altri sugli interventi chirurgici subiti, sui dettagli dei propri acciacchi e su ogni forma di indisposizione.
• Sperimentare le diete, senza chiedere il parere del medico.
• L’abitudine di parlare delle malattie, focalizzando la mente sul male e aspettandosi che ne consegua un crollo nervoso.
• Nessun farmaco può guarire questa condizione, che è l’effetto del pensiero negativo. L’unica cura è il pensiero positivo.
• Il timore di stare male interferisce con gli esercizi fisici e provoca un aumento di peso, anche perché si evita di uscire di casa.
• La paura di stare male incide sulla naturale resistenza fisica e crea condizioni favorevoli per ogni forma di malattia con cui si venga in contatto.

Ma anche: Vulnerabilità. Autocompiacimento. L’abitudine di compatirsi per attirare le simpatie altrui, usando le malattie immaginarie come esca. (Spesso è un trucco che fanno quelli che non hanno voglia di lavorare). L’abitudine di fingersi malati per nascondere la pigrizia o avere un alibi per la propria mancanza di ambizioni.

naturopata carlo gervasi

Intemperanza. Consuetudine di esagerare con l’alcol o gli stupefacenti per attutire dolori come nevralgie ed emicranie invece di eliminare la causa vera.

L’abitudine di leggere su internet “trattati di medicina” per preoccuparsi di poter cadere vittima di una malattia. Il crogiolarsi nella lettura della pubblicità di nuovi farmaci in commercio.

QUARTO SPETTRO: La paura di perdere una persona cara

In tutti i sensi direi, sia immaginare di perdere qualcuno che ami e non rivederlo più, sia perdere fisicamente la persona che si ama perché ci lascia per qualcun altro.

Nel primo caso approfondisco nel prossimo capitolo analizzando il sesto spettro, la paura della morte, perché è il primo motivo di preoccupazione eccessiva per la vita dei nostri figli, di nostra moglie o di nostro marito.

Nel secondo caso abbiamo invece a che fare con un rapporto di dipendenza basato sulla gelosia e altre forme di nevrosi che si sviluppano per questo timore radicato di perdere l’amore della compagna o del compagno.

Si tratta naturalmente della paura che, fra le sei principali, provoca il maggior dolore, devastando la persona che ne soffre a livello sia fisico sia mentale.

COME PUOI RICONOSCERLA IN TE:
Primo indizio: La gelosia. Non credo ci sia molto da dire, l’abbiamo provata tutti e sappiamo bene di cosa si tratta, male che vada basta ascoltare uno a caso dei menestrelli della canzone italiana, i veri terroristi della musica, quelli che da 40 anni distruggono la mente delle persone instillando concetti che vanno dall’amore malato, al dubbio, dai ricatti al “pensiero stupendo”.

Secondo indizio: La tendenza a sospettare le persone amate e gli amici, senza motivo. Guardi mai nel telefono di tua moglie per sbirciarle gli sms? L’abitudine di accusare senza motivo e sospettare tutti. Non fidarsi di nessuno e trovare sempre da ridire.

Terzo indizio: La tendenza a spendere (a volte più di quanto si possa) pur di essere generosi di regali con la persona amata allo scopo di rendersi bene accetti.

QUINTO SPETTRO: La paura della vecchiaia

Ci sono diversi motivi per temere la vecchiaia, uno di questi è la paura che quello che abbiamo costruito nella nostra vita, ci venga portato via da altri, l’altro è il pensare che il mondo abbia la tendenza alla degradazione rapida, per cui i cambiamenti sono così veloci che il diventare vecchi ci impedisce di stare al passo.

Anche l’instaurarsi del pensiero di ammalarsi contribuisce alla paura di invecchiare.
Né dobbiamo sottovalutare l’aspetto sessuale, perché a nessuno piace il pensiero di provare meno attrazione sessuale con l’avanzare dell’età, vedere il proprio corpo che invecchia e cambia.

Ovviamente, avere paura della povertà in vecchiaia è la cosa peggiore. Visti i tempi che corrono e il miraggio della pensione che sfoca sopra al deserto dell’incertezza per il futuro.

gervasi naturopata

A questo si aggiunge la possibile perdita della libertà di movimento, dell’autonomia fisica, per cui non è strano che l’età avanzata susciti tanti timori.

ECCO COME REAGIRE:
Non rallentare le attività e non sviluppare un complesso di inferiorità, ritenendo erroneamente di cominciare a “perdere i colpi”. Non stai perdendo colpi, ricordati che gli anni più produttivi a livello intellettuale e spirituale si situano fra i quaranta e i sessanta, la maggior parte delle persone di successo lo raggiunge dopo i sessanta.

Esprimi gratitudine per aver raggiunto l’età della ragione e della saggezza.
Non rinunciare all’iniziativa, all’immaginazione e alla sicurezza di te.

SESTO SPETTRO: La paura della morte

Per molti di noi questa è la paura più grande. Il boccone più amaro da accettare, ma non vivere per paura di morire è forse lo scherzo più grande che il destino possa fare.

Tu fai l’opposto, cerca di darti da fare per ottenere il meglio dalla vita, avere uno scopo e portarlo avanti. Una persona indaffarata non ha quasi mai il tempo di pensare alla morte perché vive in modo troppo eccitante per preoccuparsi.

La preoccupazione è uno stato mentale fondato sulla paura. Agisce lentamente, ma non la smette mai. È sottile, insidiosa, “si insinua” poco alla volta, fino a paralizzare le tue facoltà razionali come un veleno, a distruggere la sicurezza di te e a cancellare il tuo spirito di iniziativa.

carlo gervasi counselingLa paura della morte è comunque una condizione mentale che possiamo controllare. La paura di cose che non sono ancora accadute è pur sempre un’illusione, una proiezione, smetti di proiettare un film che non ti piace e comincia a proiettarne uno che ti rispecchia, ricordati che il regista del film “la mia vita” sei comunque sempre tu.

Clicca QUI per vedere il video!

ECCO COME REAGIRE:
Accetta semplicemente la morte come evento inevitabile, allenati nel gioco degli scacchi e quando toccherà a te gioca la miglior partita di sempre.

1. Liberati del timore della povertà, il denaro è come l’aria, non puoi accumularne più di quanto ne usi. Il denaro è di chi lo usa, non di chi lo accumula.

2. Scaccia la paura delle critiche decidendo di non preoccuparti di ciò che fa, dice o pensa la gente di te. Inizia a pensare che il mondo di te se ne frega, e tu fregatene di lui.

3. Elimina il timore di invecchiare decidendo di accettare l’invecchiamento, non come svantaggio, bensì come benedizione che porta con sé la saggezza, l’autocontrollo e una comprensione sconosciuta ai giovani. Del resto se sei invecchiato significa che non sei morto giovane.

4. Cancella l’apprensione per le malattie e dimenticati dei sintomi.

5. Gestisci la paura di perdere l’amore decidendo di vivere più tempo possibile nel tempo presente, in presenza di te dove anche l’amore non diventa un cane che morde le viscere, ma qualcosa di non sempre utile.

6. Soffoca la preoccupazione di qualsiasi genere e decidi che nulla di quanto offre la vita vale il prezzo dell’irrequietezza mentale.

Allora, sarai calmo, equilibrato, interiormente sereno, e quindi felice.
Ricordati uomo o donna che tu sia, che se la tua mente è dominata dalle paure non stai sprecando solo la possibilità di agire con intelligenza, ma stai trasmettendo le tue vibrazioni negative alla mente di tutti coloro che entrano in contatto con te, compresa quelle delle persone che ami, non stai distruggendo solo le tue possibilità, ma anche le loro.

Il consiglio che ti danno tutti quelli che hanno paura di morire ma che fanno finta di non averne è: vivi ogni giorno come fosse l’ultimo.

Io mi permetto di dartene uno diverso: vivi ogni giorno come fosse il primo.

Scopri il mondo con la curiosità e con gli occhi di un bambino, anche fosse solo il semaforo che diventa arancione o la luce del frigorifero che si spegne quando chiudi lo sportello.

Alla prossima
Carlo Gervasi

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